Stop Rearm Europe: a Livorno un’azione collettiva contro la guerra

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1.347 livornesi dicono con forza “NO al riarmo” e lo fanno con una petizione popolare consegnata al Sindaco. Hanno contribuito a raccoglierle Attac Livorno, Arci, Anppia, Livorno Palestina e tante altre realtà collettive cittadine. 

Sono firme raccolte nei banchetti tenuti l’autunno scorso in tutti i quartieri di Livorno, a cominciare da quelli più popolari e da quelli dove si tengono i mercati ambulanti. È proprio qui che la gente è accorsa con maggiore convinzione, arrabbiata, disperata e insieme sollevata all’idea che finalmente qualcuno in città mettesse al centro le loro esigenze anziché quelle dei Signori della Guerra.

Devo fare un esame importante e me l’hanno messo fra quattro mesi. E non ho i soldi per pagare il laboratorio privato” dice un anziano.

Non mi prendono il bimbo al nido perché non c’è posto, devo lavorare e non so come fare” dice una mamma.

Un quarto dello stipendio mi va nell’affitto e non mi riesce di avere una casa popolare” protesta un padre di famiglia.

E questi vogliono mettere tutti i nostri soldi nelle armi?” completano sempre tutti e tutte. “Dammi la penna, vai! È uno schifo e gli va detto chiaro”.

Salute, asilo, casa, ma anche scuola, servizi pubblici, politiche per il lavoro, ambiente, servizi sociali, ricerca, università. Tutto immolato sull’altare del riarmo, ad ingrassare chi specula in borsa sui titoli delle grandi aziende di morte. 

E anche chi persegue la scellerata strategia della riconversione industriale da automotive a produzione bellica, da macchine a carrarmati. Dimenticando che se una riconversione dev’essere, bisogna fare come la GFF (l’ex GKN) e trasformare i semiassi delle auto in bici da carico cittadine, o in pannelli fotovoltaici di ultima generazione, mettendo la produzione al servizio dell’ambiente.

E invece, il capitalismo nella sua fase terminale vede nella distruzione dell’umanità l’unica via di uscita per i “re”, gli oligarchi, i centri di potere (economico, finanziario e quindi politico) che vogliono trascinare l’Occidente nel baratro dell’ultima guerra mondiale. Contro un nemico inesistente che va inventato, stuzzicato, alla continua ricerca del “casus belli”. E nello stesso tempo, rubando i fondi al Welfare, il neoliberismo persegue in modo subdolo i suoi ulteriori interessi: distrugge la sanità pubblica a favore di quella privata, annulla le tutele ambientali a favore di nuovo consumo di suolo e insediamenti inquinanti, toglie fondi alle tutele e alla sicurezza sul lavoro per ridurlo sempre più a schiavitù.

Ma la petizione voluta da Attac e soci dimostra che in tanti e tante dicono “non ci sto”.

Le 1.347 firme adesso stanno sulla scrivania del Sindaco di Livorno e in base al Regolamento Comunale la petizione verrà discussa in aula al primo Consiglio utile. Se poi qualche gruppo consiliare lo riterrà opportuno, potrà svilupparsi una discussione ancora più ampia, sulla base di una mozione soggetta a votazione.

Certo, difficilmente lo faranno i gruppi consiliari della maggioranza di centrosinistra e della destra, che due anni e mezzo fa hanno votato compatti per l’estensione dello stabilimento di Leonardo SpA di Livorno di 4.300 metri quadri. All’epoca era già noto che il Gruppo Leonardo forniva a Israele i cannoni Oto Melara con cui si è bombardata Gaza dal largo, dalle navi della Marina sionista. Così come i sistemi d’arma che hanno permesso i raid aerei sulla popolazione civile.

Adesso lo stabilimento è passato alla WASS, che sta riempiendo di siluri pesanti “Black Shark” gli arsenali delle marine militari di mezzo mondo (India, Arabia, paesi del nord Europa) a “botte” di 200 milioni a commessa. Quando il Comune ha autorizzato l’ampliamento l’ha giustificato col solito mantra dell’occupazione, come se fabbricare strumenti di morte possa essere considerato lavoro buono da proteggere.

Poi però ha esposto a lungo lo striscione “R1pud1a” sulla facciata del Municipio, riprendendo il motto di Emergency.

Ebbene, ci piace ricordare quello che dichiarava che Gino Strada: “Io non sono per la Pace, io sono contro la Guerra”.

La petizione popolare di Livorno grida la stessa verità.

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Esponente dell'Associazione Livorno Porto Pulito APS e referente Attac Livorno.

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