‘20.000 alloggi in affitto’: un successo per i costruttori, non per la città. Funaro rimedi agli errori del passato

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Gli assessori Biagi e Coggiola insistono a rivendicare meriti inesistenti sul Programma ‘20.000 alloggi in affitto’, ma più che meriti questa amministrazione ha pesanti responsabilità in una vicenda tutt’altro che limpida….” Così iniziava il mio intervento in Consiglio comunale nel luglio del 2008, quando venivano consegnate le chiavi dei primi appartamenti realizzati nell’ambito di un Programma definito pomposamente dall’amministrazione “una esperienza senza precedenti in Italia e in Europa”.

Oggi, leggiamo sulla stampa che 137 nuclei familiari, titolari di un alloggio in affitto calmierato in via di Quarto/Niccolò da Tolentino e in via Arnoldi all’interno di quello stesso Programma rischiano di vedere le loro abitazioni entrare nel libero mercato. Questo perché, dopo il crac della società Le Quinte S.r.l. che li ha costruiti, sono stati posti in liquidazione giudiziale e inseriti in una serie di procedure d’asta andate deserte.

Assistiamo così all’ultima beffa per chi, non potendo permettersi una casa in affitto sul libero mercato, aveva riposto speranza in un iter iniziato a Firenze nel 2004 che, come abbiamo in più circostanze evidenziato all’epoca, presentava aspetti molto criticabili rispetto al criterio di utilità sociale a cui avrebbe dovuto corrispondere.

Il Piano nasce dal decreto Ministeriale del 27 dicembre 2001 (legge 388/2000), volto a incrementare l’offerta di alloggi in affitto a canone convenzionato per le fasce sociali escluse dalle graduatorie ERP (Edilizia Residenziale Pubblica) ma non in grado di accedere al libero mercato.

Il Comune di Firenze seleziona tramite bando pubblico una serie di costruttori ben noti in città. Il patto prevede che siano questi imprenditori a individuare le aree dove costruire, mentre il Comune si impegna a concedere varianti urbanistiche e agevolazioni.

Complessivamente a Firenze vengono pianificati 381 appartamenti a canone ridotto del 25% rispetto agli accordi territoriali, distribuiti in vari comparti periferici e semicentrali della città: San Lorenzo a Greve, Via Empoli, La Sala, Via di Scandicci, Via Arnoldi, Via Allori/Rifredi; il nucleo più consistente dell’intero pacchetto nasce in Via di Quarto/Niccolò da Tolentino dove, tra le proteste, viene sgomberato e demolito il centro sociale Ex-Emerson per far posto ai 114 appartamenti edificati proprio dalla società Le Quinte di Giudici costruzioni (già allora al centro di guai giudiziari). Con i soliti nomi che in quegli anni ritornano: il progettista è Riccardo Bartoloni, amministratore della Quadra Progetti, ex presidente dell’Ordine degli Architetti.

Nel giugno 2008, il Comune annuncia il completamento e la consegna delle chiavi dei primi lotti di alloggi ai cittadini inseriti nelle graduatorie. Sulla carta doveva essere una buona cosa per rispondere agli annosi problemi abitativi, ma già si era visto e pubblicamente denunciato il rovescio della medaglia.

Una bella agevolazione veniva offerta ai costruttori, che hanno ricevuto dallo Stato, attraverso la Regione, circa 15 milioni di euro per coprire il 45% dei costi di realizzazione degli alloggi da affittare a canone convenzionato, se la locazione è permanente, e il 25% se invece è a termine, per almeno dieci anni.

Le ditte sono state poi ulteriormente facilitate con l’abbattimento dell’Ici per la durata di dieci anni, la riduzione del 40% degli oneri di urbanizzazione e la dilazione del pagamento della restante somma dovuta per un periodo di cinque anni. Inoltre non sono stati chiesti oneri concessori relativi al costo di costruzione.

Ma soprattutto, accanto ai 369 appartamenti “a canone convenzionato,” i costruttori hanno potuto realizzare 300 appartamenti destinati alla libera vendita, situati proprio nelle aree di maggior pregio fra quelle rese edificabili grazie al Programma.

Tutto ciò è stato reso possibile grazie all’approvazione da parte della maggioranza in Consiglio comunale (avvenuta nel febbraio 2004) di nove varianti al piano regolatore. Aree per il verde, di interesse culturale, terreni agricoli, zone previste per la realizzazione di servizi pubblici (campi sportivi, scuole, cinema, teatri), aree precedentemente protette o di pregio (ad esempio aree limitrofe al Parco storico della collina) sono state così rese edificabili.

Come se non bastasse, i canoni di locazione non erano affatto bassi: il Comune, di concerto con i costruttori – e contro il parere dei sindacati inquilini – ha scelto di prendere a riferimento la fascia più alta fra quelle possibili, relativa in realtà alle zone di maggior pregio, che è stata applicata ovunque, rendendo l’affitto comunque troppo pesante per le famiglie.

Tralasciamo le difficoltà che nel corso degli anni molti di questi affittuari ci hanno fatto presenti: ingenti infiltrazioni di acqua nelle pareti e nei soffitti, muffe persistenti nelle stanze, l’allagamento dei locali dei quadri elettrici, ascensori fuori uso, perdite nei bagni e altro ancora.

Se allora è stata un’occasione persa per il bisogno di abitazioni a basso costo in una delle città più care e in cui la casa è diventata sempre più un bisogno sociale, ora il Comune veda di rimediare: acquisti i 137 appartamenti che, se sul libero mercato, vedrebbero altrettante famiglie senza casa, o si attivi affinché venga rigorosamente  rispettato il vincolo di affitto calmierato pattuito a suo tempo con gli affittuari.

Visto che uno dei punti del mandato della sindaca Funaro è – sulla carta – la risposta ai bisogni abitativi, si faccia carico di risolvere una situazione potenzialmente esplosiva, che aggiungerebbe 137 nuclei familiari a quanti già sono espulsi dalla città o stritolati da affitti vertiginosi (per non parlare dei più di 3000 in lista d’attesa per una casa popolare). Sarebbe almeno un segnale, in una città fin troppo disponibile verso i grandi operatori finanziari, che continua ad attrarre capitali e fondi di investimento per trasformare il patrimonio pubblico in cittadelle del lusso, e che di risposte ai bisogni abitativi ne offre ben poche. 

 

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Ornella De Zordo

Ornella De Zordo, studiosa e docente di letteratura inglese all'Università di Firenze, attiva per anni nei movimenti, è stata eletta due volte a Firenze in Consiglio comunale - dal 2004 al 2014 - per la lista di cittadinanza 'perUnaltracittà', portando dentro il palazzo le istanze delle realtà insorgenti e delle vertenze antiliberiste attive sul territorio. Finito il secondo mandato di consigliera di opposizione ai sindaci Domenici e Renzi, dal 2014 prosegue con l'attività di perUnaltracittà trasformata in Laboratorio politico, della cui rivista on line La Città manifesta è direttrice editoriale. E’ presidente di Periferie al Centro, associazione impegnata in attività di inclusione e accoglienza, che edita il giornale di strada Fuori Binario.

1 commento su “‘20.000 alloggi in affitto’: un successo per i costruttori, non per la città. Funaro rimedi agli errori del passato”

  1. Grazie ad Ornella De Zordo per riportare al centro il problema. Siamo 137 famiglie , riunite in un comitato, che, se il Tar darà ragione al privato che ha costruito con notevoli contributi pubblici gli edifici in cui viviamo, saremo in balia del libero mercato. Il Comune deve risponderci e tutelarci. L’ acquisizione degli edifici ha un costo inferiore ad un evento in città, ad una nuova fermata tramviaria. Sicuramente il silenzio del Comune sulla nostra vicenda tradisce il fallimento del pubblico sul privato, disattende accordi precisi ed è uno schiaffo alle tanto sbandierate politiche abitative, promesse ad ogni pie’ sospinto dall’ attuale Amministrazione.

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