Studenti senz’acqua da due settimane, ma Calamandrei è vergognosa da anni

  • Tempo di lettura:7minuti

È dal 16 maggio che manca l’acqua nella residenza universitaria Calamandrei. Tra gli studentati pubblici quello di viale Morgagni è il maggiore in città, contando 504 posti letto dei circa 1800 in città. L’edificio, con le sue quattro torri, si sviluppa in altezza e il guasto alle pompe di erogazione impedisce all’acqua di superare il primo piano, lasciando la stragrande maggioranza degli residenti a secco.

La risposta dell’ARDSU (l’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario, che si occupa della struttura), stando a quanto riferito dagli studenti, si è rivelata insufficiente: la manutenzione tecnica era giunta solo cinque giorni dopo l’accaduto e non aveva fornito alcuna previsione sul ripristino del servizio; al di fuori della residenza sono stati disposti 12 bagni chimici, 6 docce e due lavatrici, troppo pochi per i 434 residenti nella struttura; è stata offerta la possibilità di trasferirsi temporaneamente in altre residenze, ma molti affermano di aver appreso dell’opzione prima dai giornali che dall’Azienda competente. Ai motivi di frustrazione, bisogna aggiunto che l’episodio si verifica proprio alla vigilia della sessione estiva. Le residenze universitarie pubbliche ospitano studenti borsisti, i quali, per mantenere la borsa di studio, ogni anno devono passare un certo numero di esami. Se a fine estate, a causa di tali disagi, lo studente non supera la soglia necessaria, l’anno prossimo perde l’alloggio.

Data la situazione indecorosa, gli studenti hanno deciso di costituire un’assemblea e di radunarsi, lo scorso lunedì 25 maggio, in presidio sotto il Consiglio Regionale in via Cavour, salvo poi spostarsi in Piazza Duomo davanti alla sede della Regione. Lì, hanno incontrato Cristina Manetti, assessora con delega al DSU (Diritto allo Studio Universitario). Gli studenti lamentavano che, di fronte ai tagli al diritto allo studio,  l’assessorato regionale negli ultimi mesi si stesse sottraendo al confronto pubblico e denunciavano un’assenza di Manetti “non episodica, ma sistematica” a tutti i principali incontri dedicati al tema.

Nel corso del confronto, Manetti ha garantito la riattivazione dell’acqua entro 18 giorni, e la convocazione entro l’8 giugno di un tavolo in Regione con studenti, rappresentanti di Comune, Università e ARDSU. Rispetto alla richiesta di proroga di un semestre per il conteggio degli esami validi a mantenere la borsa di studio non c’è stata risposta – l’ultima decisione in materia, tuttavia, spetterà verosimilmente all’ARDSU.

La decisione di andare a bussare al portone della Regione Toscana mostra la volontà di non considerare il caso Calamandrei un episodio isolato, ma “diretta conseguenza dei continui tagli al finanziamento del diritto allo studio in Italia”. Entro il 2028, infatti, per far fronte a uno squilibrio di bilancio di 30 milioni, l’ARDSU prevede già di tagliare 5.256 borse di studio, 767 alloggi e di aver chiuso tutte le mense serali.

L’assessora Manetti ha riferito di star pensando di destinare parte dell’utile di 4 milioni del DSU al Calamandrei, ma, assistendo al quadro generale, è difficile pensare che il proposito porti a un’inversione di tendenza, soprattutto, considerando che la stessa ARDSU stima che occorrerebbero tra i 12 e i 15 milioni – se non di più – per la ristrutturazione complessiva della residenza.

L’interruzione della fornitura idrica è infatti solo l’ultimo episodio di disagio di una lunghissima serie. Sono anni che gli studenti denunciano lo stato di abbandono e decadimento della struttura: muri scrostati, muffa ovunque, allagamenti, infiltrazioni, termosifoni e condizionatori che non funzionano, interruzione di rete internet, acqua che esce marrone dai rubinetti, crolli, rotture, e poi blatte, cimici e topi… Gli interventi dell’ARDSU, quando avvengono, mettono solamente “pezze” a una situazione di anno in anno sempre più vergognosa. Del resto, il danno recente è dovuto alla rottura dell’ultima delle tre pompe di erogazione in funzione, le altre due erano già fuori uso almeno dall’inizio dell’anno accademico.

A margine dell’incontro di lunedì 25, l’assessora ha aggiunto di aver saputo della questione solo due giorni prima. L’aggiunta, forse pensata come una giustificazione, ha provocato l’indignazione degli studenti, che hanno anche definito inaccettabile “l’ammissione di totale ignoranza rispetto alle condizioni fatiscenti in cui versano le residenze fiorentine” da parte di una figura che dovrebbe fare da garante dei servizi del diritto allo studio in Toscana. Ma la divergenza di vedute maggiore tra studenti e assessorato si è osservata nell’idea avanzata da quest’ultimo rispetto a un partenariato pubblico-privato per gestire la residenza universitaria. La privatizzazione nel mondo dell’istruzione, settore che subisce continuamente tagli di finanziamento pubblico, non può consistere naturalmente in una soluzione. Tuttavia, anche a livello nazionale, in questo campo gli investimenti si rivolgono sempre di più verso i privati.

Prendiamo il caso dei fondi PNRR per gli studentati universitari. Attraverso più bandi (l’ultimo dei quali è solo alla fase di raccolta delle candidature), il governo ha stanziato una cifra che supera il miliardo di euro. Ogni bando è caratterizzato dall’apertura a soggetti privati e da un loro ruolo di primo piano. La finalità dei decreti, più volte dichiarata e non ancora raggiunta, è di aumentare di 60.000 unità i posti letto degli studentati in Italia. Tuttavia, non si intendono posti garantiti a borsisti o a prezzi esigui, ma di ogni tipo, con requisiti minimi di controllo dei prezzi di locazione.

Nei primi bandi di finanziamento, persino, il tradizionale vincolo di assegnare 20% dei posti letto realizzati grazie al sostegno pubblico a borsisti era tolto in favore della formulazione indefinita “prioritariamente” (a); era innalzata la percentuale di cofinanziamento pubblico dal 50 al 75%, offrendo ai privati anche un regime fiscale proprio dell’edilizia sociale. Sono stati documentati, inoltre, casi di enti che hanno intascato ingenti somme per posti letto già esistenti, senza crearne di nuovi, mentre le norme vaghe per il calmieramento o convenzionamento contenute nei decreti hanno portato a finanziare stanze che adesso costano anche 800 euro o più al mese.

Questo è il problema fondamentale: se fondi pubblici sono usati per realizzare posti letto a queste cifre, non possono incidere sul costo della vita degli universitari comuni, ma favoriscono un mercato loro inaccessibile, destinato a speculare su studenti ad altissimo budget, spesso stranieri e non iscritti a università pubbliche.

Mentre le residenze universitarie pubbliche fiorentine, Calamandrei in primis, versano in uno stato pietoso, la città è invece piena di questi studentati “di lusso (o “finti” studentati, perché, accogliendo spesso funzioni ricettive o alberghiere, capita che i ricchissimi studenti ospitati non rappresentino che una minoranza).

Per ora, i dodici studentati di lusso aperti negli ultimi 8/9 anni totalizzano approssimativamente 4.600 posti letto. I circa 1.800 posti pubblici riservati a borsisti impallidiscono al confronto. Non ci sono dati che affermano che fondi PNRR sono stati utilizzare per realizzare studentati a Firenze, ma è attestato che alcune delle stesse società che hanno aperto una sede qui, come Campus X o Camplus, ne hanno usufruito per aprirne in altre città. Tutti, comunque, hanno goduto di permessi e avvallo politico forniti dall’amministrazione cittadina. Ben prima dell’istituzione del fondo PNRR, Campus X aveva persino beneficiato di 1,6 milioni di euro direttamente dall’ARDSU. Già al tempo gli studenti avevano denunciato il penoso contrasto tra le residenze pubbliche fatiscenti e soldi pubblici destinati a studentati privati.

Il prossimo studentato privato ad aprire in città sarà Villa Monna Tessa (Careggi), per il quale il fondo PUI (Piani Urbani Integrati, uno strumento finanziario del PNRR) è intervenuto con 10 milioni di euro. Il progetto prevede 480 posti letto a “tariffe calmierate”. Il calmieramento? 600 euro al mese per una singola, 300 per stare in doppia, più di quanto paga normalmente di affitto uno studente fiorentino medio.

Intanto, per gli studenti rimasti senz’acqua oltre al danno, la beffa: molti avranno un rapido assaggio degli studentati di lusso che il nostro Stato si è impegnato così tanto, politicamente ed economicamente, ad agevolare. Dei circa 270 residenti di Calamandrei “sfollati” a causa dell’emergenza idrica, quasi duecento sono stati temporaneamente trasferiti tra Camplus in via Pietrapiana, Aparto di via Panciatichi e alla Manifattura Tabacchi, e Campus X. Soluzioni alternative che, secondo il Tirreno (26/05/26), sono stimate per centomila euro. Anche nell’emergenza dello studentato pubblico, lo studentato privato ingrassa.

Nota al testo

a. A scanso di equivoci: tale era la situazione dei primi bandi, nell’ultimo è previsto di “riservare almeno il 30% dei posti letto, con prezzi ulteriormente contenuti, agli studenti fuori sede capaci e meritevoli anche se privi di mezzi” (ovvero quelli nelle graduatorie per il diritto allo studio).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Captcha *