I rappresentanti sindacali di Arpat – Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana denunciano una situazione in cui sono sempre meno le risorse per controllare l’inquinamento, mentre aumentano le pressioni ambientali e le esigenze di monitoraggio del territorio. La denuncia è tornata al centro dell’attenzione con il documento della RSU del 25 settembre 2026, dal titolo ARPAT 2026 La fine di un’agenzia?, al quale ha fatto seguito una lettera aperta alla Regione Toscana sottoscritta da numerose associazioni e comitati ambientalisti. Il contributo regionale all’Agenzia è rimasto sostanzialmente fermo ai livelli di dieci anni fa, a fronte di un’inflazione cresciuta nel frattempo di circa il 25%, pesano anche le difficoltà nel ricambio del personale, le carenze nella strumentazione e l’insufficienza delle risorse destinate ai laboratori, una situazione che rischia di compromettere la capacità dell’ente di svolgere adeguatamente le proprie funzioni, a partire dai controlli ambientali di iniziativa.
Arpat si occupa del monitoraggio delle emissioni industriali, della qualità dell’aria e delle acque, degli scarichi, degli impianti di gestione dei rifiuti e di numerose altre fonti di pressione ambientale e fornisce supporto tecnico-scientifico alle amministrazioni pubbliche nelle procedure di valutazione ambientale: un lavoro che richiede competenze specialistiche, strumenti di analisi e una continuità di osservazione non improvvisabili. Il depotenziamento dell’Agenzia colpisce direttamente la capacità delle istituzioni pubbliche di produrre conoscenze scientifiche affidabili, individuare i rischi e mettere a disposizione della collettività informazioni indispensabili per valutare le conseguenze delle attività produttive e delle trasformazioni territoriali. Una questione che assume particolare rilevanza mentre la normativa europea introduce standard più severi per la qualità dell’aria e delle acque e nuovi obblighi di monitoraggio per sostanze inquinanti come PFAS, microplastiche e altri contaminanti emergenti.
La crisi denunciata dai lavoratori di Arpat solleva anche un interrogativo più ampio sul ruolo della conoscenza scientifica nel dibattito pubblico che si intreccia con la recente controversia sul video dedicato al progetto di ampliamento dell’aeroporto di Firenze, realizzato dalla piattaforma di divulgazione scientifica Geopop con il sostegno economico di Toscana Aeroporti. Il contenuto, pubblicato il 30 settembre, è stato presentato come una collaborazione commerciale, segnalata attraverso le diciture previste per i contenuti sponsorizzati, tutto corretto quindi. Geopop racconta un progetto controverso, sottoposto a complesse procedure di valutazione ambientale e al centro di un lungo conflitto territoriale, attraverso un linguaggio accessibile e attraverso una piattaforma seguita da milioni di utenti. Questa comunicazione va oltre la semplice promozione dell’opera, ma contribuisce a costruire la percezione pubblica della sua sostenibilità, della sua utilità e delle sue possibili conseguenze ambientali.
Mentre gli organismi pubblici incaricati di verificare gli impatti ambientali denunciano una progressiva riduzione della propria capacità operativa, i soggetti economici coinvolti nelle grandi trasformazioni territoriali possono investire risorse nella produzione e nella circolazione di contenuti capaci di raggiungere un pubblico molto vasto. In un ecosistema informativo dominato dalle piattaforme digitali, la visibilità di una spiegazione scientifica o pseudoscientifica non coincide necessariamente con l’indipendenza delle sue fonti né con la completezza delle informazioni presentate. La capacità di rendere comprensibili questioni tecniche complesse è certamente un valore, ma diventa altrettanto importante conoscere chi finanzia la comunicazione, quali interessi sono coinvolti e quali prospettive trovano spazio nella narrazione.
È su questo terreno che il progressivo indebolimento di ARPAT assume una dimensione che va oltre la gestione delle risorse regionali. La disponibilità di dati ambientali indipendenti, prodotti attraverso procedure scientifiche verificabili e sottratti ai condizionamenti degli interessi economici, costituisce una condizione essenziale per il controllo democratico delle trasformazioni del territorio.
Nella lettera inviata alla Regione Toscana, le associazioni chiedono di conoscere l’evoluzione delle risorse economiche, del personale, delle dotazioni strumentali e del numero dei controlli effettuati negli ultimi anni e infine che l’Agenzia venga messa nelle condizioni di svolgere pienamente le proprie funzioni istituzionali. La richiesta arriva dopo il commissariamento di sette enti regionali, tra cui ARPAT, disposto nel luglio 2026, e si inserisce in una mobilitazione sindacale avviata già negli anni precedenti.
Il nodo non riguarda soltanto quante risorse destinare alla protezione ambientale, ma quale ruolo attribuire alle istituzioni pubbliche nella produzione e nella diffusione della conoscenza scientifica. In una fase in cui le decisioni sulle grandi opere e sulle trasformazioni territoriali vengono sempre più spesso accompagnate da campagne di comunicazione promosse dagli stessi soggetti economici interessati, disporre di organismi pubblici autorevoli, competenti e adeguatamente finanziati diventa una condizione indispensabile per garantire un confronto informato e non di parte.
La lettera in difesa di ARPAT è aperta a nuove adesioni fino al 18 ottobre.
Associazioni, comitati e organizzazioni interessati possono sottoscriverla scrivendo a info@retetoscanabenicomuni.it
NoInc NoAereo
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