Firenze. Tre punti per un’urbanistica in discontinuità

  • Tempo di lettura:5minuti

In linea con i nostri interventi critici sul governo della città che ha reso possibile la trasformazione di Firenze in cittadella del lusso e miniera d’oro per i fondi immobiliari, illustriamo tre punti indispensabili per introdurre un’effettiva discontinuità nell’urbanistica fiorentina. Ovvero: riformulazione dei vertici della macchina amministrativa comunale; blocco delle alienazioni di immobili pubblici; acquisto di aree strategiche dai privati.

1) Agire nel Palazzo

Introdurre una discontinuità rispetto al devastante governo urbano degli ultimi quindici anni è un compito in capo alla cittadinanza votante, nelle prossime elezioni comunali. Ma un primo chiaro segnale di discontinuità è incombenza della politica. Pensiamo a un “cambio della guardia” ai vertici della macchina amministrativa comunale, a quei grands commis ereditati dal governo Nardella.

Le attuali alte dirigenze degli uffici comunali, in forza dello spoils system nominate dalla politica perché funzionali a mandare avanti ciò che deve andare avanti – i grandi interessi economico-finanziari –, godono di retribuzioni assai lusinghiere: gli stipendi lordi superano i 100.000 euro, fino quasi a toccare i 160.000. Che ne possono sapere, i grand commis, degli affitti che – scrivono i giornali – «si mangiano fino all’81% degli stipendi»?

2) Blocco delle alienazioni di immobili pubblici

Azioni sul territorio possono, in concreto, cambiare la rotta segnata dal modello Nardella. Innanzitutto, l’accrescimento del demanio comunale – anziché la sua contrazione, come avvenuto negli ultimi dieci anni – consente una più agevole riconfigurazione pubblica dello spazio urbano e un risarcimento delle occasioni perdute a seguito dell’alienazione dei beni immobili pubblici: si ricorda che nel raggio di 3 km dalla cupola di Brunelleschi, circa 370.000 mq di demanio sono stati venduti negli ultimi dieci anni per farne prevalentemente alberghi, studentati e residenze di lusso. Solo un tendenziale incremento degli spazi comunali può garantire una giustizia spaziale che derivi dal pieno soddisfacimento dei fabbisogni espressi dalla popolazione.

Per raggiungere questi obiettivi di giustizia spaziale, si rende urgente bloccare, con i mezzi che la politica può mettere in atto, la vendita di edifici pubblici – attualmente posti in alienazione – adatti ad entrare a far parte del demanio comunale per essere poi destinati ad usi sociali. Quali ad esempio: vere case dello studente pubbliche ed accessibili, sale studio, laboratori per l’Accademia di belle arti – oggi gli studenti sono dirottati a Pratolino –, palestre per i licei e gli istituti superiori che spendono denaro pubblico per il trasporto degli allievi in palestre private; ma anche alloggi volàno, edilizia residenziale pubblica (evitando così nuove costruzioni su suolo agricolo) sull’esempio delle Murate; sale multifunzionali per assemblee e luoghi della vita associata, centri per l’artigianato, atelier (sul tipo della “Casa del tessitore” di Le Corbusier), ambulatori, strutture di dignitosa accoglienza per i senza fissa dimora; o anche, al fine di contrastare il proliferare dei b&b, un’offerta di ostelli comunali con servizi essenziali e a basso costo; ecc.

Due, in particolare e prioritariamente, sono i complessi edilizi da acquisire e destinare ad usi sociali: San Giovanni di Dio, più di 10.000 mq, di proprietà della ASL, di cui ancora non è chiaro il destino (forse una concessione di lungo periodo?), ma sul quale gravano progetti residenziali privati; e il convento di Sant’Agnese in via Guelfa, proprietà Montedomini (partecipata del Comune).

3) Acquisizione di aree strategiche dai privati

Risulta ormai imprescindibile l’acquisizione pubblica dell’area OGR e del complesso di costa San Giorgio, beni già pubblici comprati, rispettivamente, da un fondo finanziario lussemburghese e da un magnate argentino.

Sugli otto ettari dell’area ORG, venduti per la miseria di 10 milioni di euro, aleggia un progetto (non ancora depositato in Comune) di cementificazione con fabbricazione privata di lusso, e di consumo di suolo lungo l’asse del rinascimentale Fosso Macinante.

A queste previsioni di speculazione privata, si sommano i 12 ettari consumati dalla progettata strada di scorrimento che collegherà porta al Prato a via Pistoiese in direzione Peretola, nota in città come “la strada delle limousine”, ad uso e consumo dei turisti e del nuovo insediamento nelle OGR. Strada di scorrimento per la quale Giani ha già stanziato 30 milioni di euro. La perdita totale si aggira sui 20 ettari di verde esistente, e di nuovo verde potenziale.

Come gruppo Urbanistica perUnaltracittà (cfr. i contributi di Roberto Budini Gattai) abbiamo immaginato di farne un luogo che, sull’esempio del Kulturforum di Berlino, possa mettere in relazione il teatro dell’Opera, la Leopolda, le Cascine e i capannoni ferroviari storici da riutilizzare e sul cui destino potrebbe aprirsi un dibattito in città: perché non un istituto delle culture, sull’esempio dell’Institut du Monde arabe? Ne risulterebbe un’area verde dove trovano spazio quelle manifestazioni musicali o di natura commerciale che sfigurano le piazze del centro storico, e che verrebbero così alleggerite.

Il progetto sarebbe attuabile dirottando i 30 milioni promessi da Giani per la strada delle limousine verso l’acquisto dell’area, con una permuta o compenso del costo di acquisto e di demolizione dei capannoni.

Si segnala, infine, l’urgenza della restituzione alla città dell’ex ospedale militare (già convento) in costa San Giorgio, per un suo uso collettivo atto a soddisfare i bisogni della cittadinanza. Come noto, i lavori per un residence di lusso non sono mai partiti, e oggi vanno verso la naturale scadenza.

Nel 2016, il Comune di Firenze incaricò della scrittura di una Variante al Regolamento urbanistico per costa San Giorgio una nota professionista. In vacanza di una previsione di piano, la Variante previde per l’ex ospedale la quasi totale destinazione a turistico-ricettivo; lo strumento fu approvato dal Consiglio, con il malcontento della popolazione più avvertita. La redattrice affermò sulla stampa che in costa San Giorgio non poteva esservi insediata edilizia residenziale pubblica come richiedevano i comitati, perché le strade per accedere erano troppo in salita (e perciò oggi si prevede una funicolare privata!). A fronte della crisi degli alloggi e del caro affitti da record, crediamo invece che sarebbero molte le famiglie in graduatoria disposte ad accettare un alloggio pubblico sulla collina di Boboli.

*

Nota: L’articolo è la rielaborazione del contributo dell’autrice alla tavola rotonda Firenze: invertire la rotta. Il patrimonio pubblico per l’abitare, il lavoro, la cultura, l’ambiente, promossa da Laboratorio per la città, Diritti a sinistra (Firenze, 30 gennaio 2026).

 

 

The following two tabs change content below.

Ilaria Agostini

Ilaria Agostini, urbanista, insegna all'Università di Bologna. Fa parte del Gruppo urbanistica perUnaltracittà. Ha curato i libri collettivi Urbanistica resistente nella Firenze neoliberista: perUnaltracittà 2004-2014, Firenze fabbrica del turismo e Turismo di classe: studentati di lusso e selezione sociale a Firenze

2 commenti su “Firenze. Tre punti per un’urbanistica in discontinuità”

  1. Raffaella Di Leo

    Come sempre, cara Ilaria, il tuo intervento è preciso e chiarissimo. Continuiamo a confidare nella disponibilità all’ascolto degli amministratori (ma anche dei cittadini).

    Un affettuoso saluto.
    Raffaella Di Leo

    1. Ilaria Agostini

      Grazie, cara Raffaella. Dubito tuttavia della capacità d’ascolto degli amministratori: anziché verso la cittadinanza (invero, un po’ afona), mi paiono più propensi a tendere l’orecchio verso il rombo di tuono del capitale.
      Ilaria

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Captcha *