Il pessimismo è un lusso che non possiamo permetterci è un libro scritto dal filosofo-psicoanalista Miguel Benasayag insieme agli analisti biografici a orientamento filosofico Paolo Bartolini, Matteo Mollisi e Giulia Zaccaro. Questo libro si propone “di rintracciare nelle pieghe del quotidiano, alternative pratiche che possono schiudere nuovi possibili” scrive Benasayag, per rianimarli nelle situazioni concrete, per liberarsi dalla rassegnazione, dal pessimismo, e dal “ fascismo che funziona…di Elon Musk, di Milei, di Trump, e in parte anche di Meloni” aggiunge il filosofo argentino. Per un nuovo modo di costruire se stessi dopo il naufragio delle utopie novecentesche, nella complessità del tecnocapitalismo, attraverso una pratica di cura che muova dal più particolare (il biografico) verso il più universale (la storia, il mito, il cosmo), per abitare diversamente questo presente.
“Se il tecno-capitalismo ci anestetizza con i suoi piaceri di corto respiro, che inducono dipendenza stimolando incessantemente i nostri circuiti dopaminici di ricompensa, noi dobbiamo andare in profondità: educarci e educare all’intensità di un contatto con la vita di qualità superiore”, scrive Paolo Bartolini.
Verso un cammino di liberazione integrale che tenga insieme politica, cultura, spiritualità, antagonista delle cosiddette ‘tecnologie dell’anima neoliberali’, ispirate al modello del mercato, in cui i problemi sistemici vengono trasformati in fallimenti personali. Mentre dalla prospettiva situazionale, cara a Benasayag, nella maggior parte dei casi non siamo i soli responsabili di ciò che ci succede, anzi molto spesso non ne siamo affatto responsabili.
Il testo è molto articolato e un pò faticoso perchè mette insieme una grande varietà di temi, in un continuo rimpallo tra singolare e universale: dalla politica internazionale, alla spiritualità laica, alle tecnologie digitali, alla critica all’attuale neoliberismo di guerra, all’antropologia, al rapporto fra istituzioni e movimenti, all’incontro fra Spinoza e il non-agire del taoismo. Tanto che Paolo Bartolini, uno dei quattro autori, si chiede: “ avrò fatto forse una macedonia indigeribile mischiando temi apparentemente lontani? ”
La macedonia alla fine risulta appetibile perchè c’è un filo rosso che collega gli argomenti, un filo metastabile, che ricerca un bilanciamento dinamico fra stabilità e apertura al nuovo, senza la preoccupazione di trovare per forza un paradigma stabile contro il potere neoliberale, “perchè lottare contro il negativo vuol dire nutrirlo e rafforzarlo” scrive Benasayag. Nonostante tutto, l’obiettivo è creare un immaginario sovversivo, forme di resistenza diffusa capaci di rianimare nuovi possibili, e di rendere desiderabile un altro modo di vivere: resistere non è semplicemente opporsi, ma creare.
Compito tutt’altro che facile dato che “Le masse e le singole persone, non muovono naturalmente i loro passi guidati dalla ragione. Non è sufficiente capire che il mondo va a rotoli […] Non si danno trasformazioni profonde rimanendo ad un livello cosciente” aggiunge Benasayag, ma il pessimismo, il ritiro, l’abbandono è un lusso che non possiamo permetterci.
“Sarebbe un errore fatale cadere nella rassegnazione e nell’impotenza: due passioni tristissime che impediscono allo sguardo di sporgersi oltre il senso di un’imminente catastrofe”, scrive lo psicoanalista argentino, perchè ci troviamo immersi fino al collo dentro una crisi ecologica, sociale, politica, culturale, spirituale: il caos è già tra noi, qui e ora. La responsabilità principale è di quel tecnocapitalismo “che-si legge nella Introduzione – produce enormi disuguaglianze e crescenti contraddizioni, [che] oggi dipende più che mai dalla guerra. Con la parola “guerra” non intendiamo solo morte, armi e distruzione materiale. Guerra è anche quella conflittualità tossica (non generativa) che si insinua nell’anima, nella vita singolare.”
Questo bellicismo diffuso partorisce il soggetto neoliberale: “un soggetto diviso, sottilmente traumatizzato, che oscilla tra senso di impotenza e rabbia. Destinati al ritiro depressivo, o all’esplosione improvvisa di un’aggressività mai sottoposta a un’attenta indagine genealogica, i nostri contemporanei faticano a orientarsi e precipitano nella sfiducia. Rimane come appiglio più pericoloso di ogni naufragio, l’ansia di possedere, di “avere” a ogni costo, di distrarsi piacevolmente: modello di (non ) gestione della frustrazione veicolato da decenni di consumismo, pubblicità e intrattenimento digitale.”
Ma non è mai tutto perduto, il pessimismo è un lusso che non possiamo permetterci, ribadisce l’argentino:” ogni situazione è sempre incompleta aperta. Potrei dire, ricordando la terminologia di Gilbert Simondon, che dentro tutto ciò che è individuato (quindi formato, delimitato, esistente in atto) permane sempre una carica di pre-individuale che schiude nuovi possibili che possono modificare sensibilmente il quadro.”
Difficile immaginare questa potenzialità trasformativa in una società di cacciatori: ”Per me-qui Benasayag riporta un pensiero di Milei– la società è così: ci sono due cacciatori, uno esce a cacciare e ritorna con le sue prede; l’altro non ha cacciato niente. Bene, non vedo perchè quello che ha cacciato dovrebbe sentire il dovere morale di condividere con l’altro che è tornato a casa a mani vuote.”
L’unico scopo di questo cacciatore ecocida e omocida, che è la versione fascista del cacciatore della modernità liquida descritto da Zygmunt Bauman nel libro “Modus vivendi”, è “uccidere”, ovvero sfruttare il presente al massimo per il proprio vantaggio, senza pensare alle conseguenze future o all’armonia collettiva.
Nonostante l’insicurezza della post-democrazia che abitiamo, nonostante il proliferare dei cacciatori alla Milei, non si deve smettere di cercare una via di uscita dal caos: “ La tristezza non è l’ultima parola-sta scritto nell’Introduzione– perché “nonostante” è l’avverbio adatto a questi tempi innervati di trauma: nonostante il dolore, la gioia dell’azione comune; nonostante l’insoddisfazione, il piacere caldo e frugale dell’essere vicini.”
Zygmunt Bauman, Modus vivendi, Laterza, 2007, Roma-Bari-pag.131, euro 14.
Paolo Bartolini, Matteo Mollisi, Giulia Zaccaro con Miguel Benasayag, Il pessimismo è un lusso che non possiamo permetterci, Jaca Book, 2025, Milano-pag.178, euro 20.
Gian Luca Garetti
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