La turistificazione è una scelta, non una deriva inevitabile. È questo il messaggio istruttivo che scaturisce dalla lettura delle pagine del volume di Marco Santopadre La rivolta nella città di plastica. La resistenza alla turistificazione nel Paese Basco.
Giornalista e frequentatore della terra basca da oltre tre decenni, Santopadre presenta una densa e documentata riflessione sul caso di Donostia, capoluogo con poco meno di 190mila abitanti della provincia di Gipuzkoa nella comunità autonoma dei Paesi Baschi (Donostia è la denominazione in lingua euskera della città nota in castigliano come San Sebastiàn). Oltre che sulle riflessioni e sulle ricerche da “osservatore partecipante” dell’autore, il lavoro si basa sulle testimonianze raccolte dallo stesso Santopadre con undici interviste ad attivisti, esponenti di comitati e protagonisti delle lotte locali contro la turistificazione.
Donostia non è un caso di turistificazione ‘da copertina’, come lo sono (purtroppo) quelli di Firenze, Venezia, Barcellona o Lisbona. Tuttavia proprio le dimensioni relativamente contenute e la storia peculiare della città ne fanno un caso studio significativo. Ricostruita dopo il 1813, quando gli scontri tra l’esercito napoleonico e le truppe anglo-portoghesi la distrussero quasi completamente, a partire dalla seconda metà del XIX secolo godette della preferenza accordatale come residenza estiva – per la posizione e la mitezza del clima – dalla Corte Reale spagnola. Divenuta una mèta turistica apprezzata, continuò ad esserlo anche durante la Belle Époque e persino negli anni del franchismo. Nonostante l’avversione del caudillo per le ‘province traditrici’ del territorio basco, Franco continuò a trascorrervi il mese di agosto fino all’anno della sua morte, il 1975. Nel secondo dopoguerra l’attrattività della città fu accresciuta dalla nascita del Festival Internazionale del Cinema (1953), del Festival Jazz (1966) e del Festival del Cinema Fantastico e dell’Orrore (1990).
L’esplosione incontrollata dei flussi turistici è però legata agli accadimenti degli ultimi quindici anni. Secondo Santopadre tre fattori in particolare concorrono a spiegare il fenomeno: la crisi finanziaria 2008/2009, che ha spinto le autorità locali a puntare su un ‘regime di accumulazione turistico-immobiliare’; la proclamazione della fine della lotta armata da parte dell’ETA nel 2011 (la consegna definitiva delle armi risale al 2017); la candidatura e la successiva investitura della città a Capitale Europea della Cultura del 2016.
Santopadre dimostra dati alla mano che a Donostia il turismo è oggi il principale strumento di riproduzione e accumulazione del capitale. II prezzo delle case è diventato elevatissimo: la media dell’aprile 2025 è di quasi 6.000 euro a metro quadro, con un aumento di poco meno di 2.500 euro rispetto a dieci anni prima; per l’affitto il prezzo medio a metro quadro, sempre nell’aprile 2025, è stato stimato in circa 18 euro, con picchi molto più alti in centro e nei quartieri più ricchi (dieci anni prima l media si fermava a 11,3 euro).
I dati disseminati nel volume sono eloquenti. Tra il 2015 e il 2024 il numero di hotel in città è aumentato del 40%, il numero di posti letto del 69%, gli arrivi turistici del 77%. In barba alla retorica sullo sharing e sull’economia collaborativa, le stanze private in affitto rappresentano solo il 27% dell’offerta, mentre l’offerta di appartamenti completi è sempre più concentrata nelle mani di società e di fondi di investimento (ribattezzati dai movimenti fondos buitres, ‘fondi avvoltoio’). Nonostante il Covid abbia messo in evidenza la intrinseca condizione di vulnerabilità della ‘monocoltura turistica’, con le riaperture del 2021 la spinta a ‘valorizzare’ la città e il suo patrimonio collettivo è aumentata ulteriormente. Nel 2024 il turismo incide per il 13,9% del PIL locale e dà lavoro – un lavoro in larga parte precario e sotto pagato – a circa 15mila persone.
L’impatto sulla città è stato stravolgente. Donostia è divenuto il capoluogo di provincia con la percentuale più bassa di affitti a lungo termine (la media del prezzo giornaliero per un appartamento in città nel 2024 è stata di 289 euro). Le attività commerciali destinate ai residenti sono state progressivamente sostituite da quelle destinate ai turisti, tanto che nella Parte Vecchia (la più turistificata) i negozi di vicinato sono ormai pochissimi. Nella ristorazione il processo di ‘gentrificazione commerciale’ è stato dirompente: i bar e i ristoranti a gestione familiare sono scomparsi a vantaggio di locali standardizzati – ‘di plastica’, come recita il titolo del volume. Il cibo tipico locale da un lato è sempre più omologato (la produzione dei pintxos, simili alle tapas, è stata serializzata da parte di imprese di catering specializzate che riforniscono i punti vendita turistici) e dall’altro è sottoposto ad un processo di gourmetizzazione che mira al cliente d’elite, in particolare attraverso la riconfigurazione – in genere in senso estetizzante – di prodotti alimentari tradizionali. Non meno grave, secondo Santopadre, è il processo di sostituzione linguistica, che sta portando ad un progressivo ‘diradamento’ dell’euskera, evidenziato anche dalla trasformazione delle insegne degli esercizi. In nome della turistificazione sono stati anche demoliti o sottoposti a trasformazioni radicali decine di antichi palazzi ed edifici di pregio risalenti al XIX secolo.
Di fronte a questa trasformazione radicale i residenti – sottolinea l’autore – non sono stati fermi. A partire dal 2017 si è cominciato a discutere in modo sempre più critico della crescita dei flussi turistici e sono sorte le prime proteste, bollate come ‘turistofobia’ dalla coalizione tra socialisti e PNV che ha governato quasi ininterrottamente la città dalla fine della dittatura. Il “conflitto di classe sull’uso della città” ha determinato la nascita di comitati e movimenti, il più attivo dei quali (BiziLagunEkin) si definisce “Piattaforma degli abitanti di Donostia per la decrescita turistica”: questa piattaforma raccoglie dati, informa, organizza dibattiti, mobilita, coinvolge altri territori, contrasta la narrazione dei media di governo locali. Grazie a questa mobilitazione la critica al processo di turistificazione ha superato i confini delle organizzazioni e degli elettori di sinistra: secondi i sondaggi di opinione più recenti si tratta di una preoccupazione ormai estesa e diffusa tra i cittadini.
Il volume si chiude con un’utilissima appendice dedicata a Bilbao, la più grande città dei Paesi Baschi, capoluogo della provincia di Biscaglia posto un centinaio di chilometri ad ovest di Donostia. A partire dagli anni ’90, alla ricerca di nuove traiettorie di sviluppo dopo la crisi della siderurgia e della cantieristica locali, le autorità bilbaìne hanno imboccato la strada dei progetti di ‘rigenerazione’ ispirati al principio di trasformare Bilbao in una città globale, con la conseguenza di gentrificare la parte più antica della città, e di turistificarla. Simbolo celeberrimo nonché principale veicolo della turistificazione della ‘nuova’ Bilbao è il museo Guggenheim progettato da Frank O. Gehry e inaugurato nel 1997.
A partire dal 2008 il museo ha progettato, sempre con il sostegno del Partito Nazionalista Vasco e del Partito Socialista, l’apertura di una seconda sede a Urdaibai, una delle riserve naturali più importanti della Spagna. Il progetto prevedeva l’espansione in due siti collegati tra loro: un’ex fabbrica di posate e i cantieri navali di Murieta. La mobilitazione popolare che ne è scaturita, guidata dalla piattaforma Guggenheim Urdaibai Stop, ha contribuito a determinare, secondo Santopadre, un forte arretramento del PNV alle elezioni municipali del maggio 2023. La mobilitazione è proseguita anche dopo la pubblicazione del libro (mandato in stampa nel mese di settembre 2025): a metà di dicembre 2025 il consiglio direttivo del museo Guggenheim di Bilbao ha deciso infine di abbandonare il progetto. La prova che fermare la turistificazione è possibile.
Marco Santopadre La rivolta nella città di plastica. La resistenza alla turistificazione nel Paese Basco Red Star Press, 2025, pp. 148, euro 15.
Fabio Bracci
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Articolo importante, il Belpaese aveva cominciato ben prima della Spagna il processo di “turistificazione”ed è piuttosto evidente come, fino ad oggi, la politica non sia riuscita a gestire questo fenomeno con la dovuta attenzione e con equilibrio.
Certo il problema non è solo italiano ma sicuramente da noi dovrebbero essere fatte molte più cose, a partire dalla società civile visto che la politica appare, se non complice, quantomeno inadeguata nell’occuparsi di un tema importante ed estremamente attuale.
Grazie a Marco Santopadre per la ricerca e per il libro, e grazie a Fabio Bracci per il bell’articolo che ne parla.