Cantiere a San Gallo, una questione di giustizia spaziale

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La vicenda della “rigenerazione” dell’ex ospedale militare di via San Gallo pone una questione di giustizia spaziale, che il Comune di Firenze non riesce a garantire.

In una recente lettera inviata a reti unificate ai principali quotidiani fiorentini, il progettista responsabile lamenta l’infondatezza e la pretestuosità delle accuse mosse dai cittadini di via San Gallo, deprivati di luce e aria a causa degli incombenti edifici speculativi in costruzione. La lettera, tuttavia, non chiarisce i dubbi già sollevati in merito alla sparizione dalle carte di alcuni edifici contermini di impianto medievale, che potrebbe aver impedito agli organi preposti l’adeguata comprensione del progetto in rapporto con il contesto.

Fig. 1

Un’integrazione all’esposto depositato in Procura dagli stessi cittadini nel gennaio 2026 ha infatti messo in evidenza le lacune cartografiche nel PUC approvato dal Consiglio comunale nel 2022. Ricordiamo, per inciso, che “PUC” sta per “progetto unitario convenzionato”, normato dall’art. 121 della legge urbanistica regionale n. 65/2014 che lo definisce quale strumento di “coordinamento della progettazione”, e non quale piano attuativo urbanistico.

Lacune sono emerse anche nella risposta fornita dagli uffici comunali all’interrogazione urgente in merito, del consigliere Palagi (26 gennaio 2026). In quella occasione, gli uffici hanno affermato che le distanze tra gli edifici di progetto e quelli esistenti, riportate sulla specifica tavola del PUC, sono pari a 13 e 16 metri ca. Hanno passato sotto silenzio invece altre distanze metriche, tra cui quella di soli 5 metri intercorrente tra il blocco residenziale in costruzione e l’edificio di civile abitazione contrassegnato dal catastale n. 266.

Tale dimenticanza non deve stupire, essendo l’edificio 266 omesso negli elaborati del progetto in esame, così come sono assenti le particelle catastali nn. 267, 265, 250, nonché 13, 14, 251, 16 (per parti). Mancante è infine la chiesa intitolata a Sant’Agata, sulla via San Gallo (cfr. fig. 1).

Tuttavia, che qualcosa non tornasse dev’essere saltato all’occhio anche ai progettisti, come dimostra l’aggiunta della stessa chiesa di Sant’Agata in una restituzione prospettica del progetto (cfr. fig. 2).

Fig. 2

Insomma, siamo di fronte a un’anomala cartografia “fai da te”.

Secondo il Regolamento n. 88/2020 di attuazione dell’art. 141 della citata 65/2014, gli elaborati progettuali volti all’ottenimento dei titoli edilizi – cioè di quei permessi di costruire che, nel nostro caso, discendono direttamente dalle previsioni del PUC – devono essere redatti su basi istituzionali: ossia, su mappa catastale, carta tecnica regionale o base cartografica dello strumento urbanistico vigente. Ne deriva che il PUC, al fine di garantire la completa illustrazione del progetto nonché il suo corretto inserimento nel contesto, debba essere elaborato sulle stesse basi cartografiche, o comunque su una base cartografica ufficiale che in quanto tale rappresenta il vero.

Viceversa, la cartografia su cui è stato redatto il PUC pare essere quella – incompleta – utilizzata nel concorso bandito da Cassa Depositi e Prestiti nel 2016, già consultabile a questo indirizzo http://www.progettosangallo.it/, e che ripubblichiamo qui. È probabile che la base facesse parte del materiale fornito da CDP ai partecipanti al concorso.

Ma qualunque sia l’origine dell’incongruenza tra rappresentazione cartografica e realtà fattuale, non viene diminuita né la responsabilità dei progettisti, né quella delle autorità preposte alla verifica dell’ammissibilità del progetto, alla sua autorizzazione e infine alla sua approvazione.

Le vicende di San Gallo e dell’ex teatro Comunale (su cui la Magistratura ha ritenuto di dover far luce) dimostrano che le trasformazioni urbane non sono una questione di estetica, bensì di giustizia spaziale: ovvero di equa distribuzione di benefici e oneri sulla città la quale, con tale presupposto, potrà diventare luogo di emancipazione sociale e culturale, e di uguaglianza. E non di sopraffazioni tra chi detiene il potere sullo spazio e chi no.

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Ilaria Agostini

Ilaria Agostini, urbanista, insegna all'Università di Bologna. Fa parte del Gruppo urbanistica perUnaltracittà. Ha curato i libri collettivi Urbanistica resistente nella Firenze neoliberista: perUnaltracittà 2004-2014, Firenze fabbrica del turismo e Turismo di classe: studentati di lusso e selezione sociale a Firenze

1 commento su “Cantiere a San Gallo, una questione di giustizia spaziale”

  1. Farrokh Bavar

    Importante sarebbe insistere sul carattere storica della città. Confrontarsi con il disegno del Buon governo a Siena in quanto al rapporto tra vuoto e pieno. L’arch. Detti, già allora, ci diceva con scherno, se non vado ogni giorno in Comune costruiranno anche in Piazza Signoria. I vuoti, le logge, i cortili devono rimanere tali.

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