Assicurare la necessaria tutela del territorio, del paesaggio, dei beni ambientali e culturali, delle risorse: sono beni comuni, patrimonio collettivo da difendere.
Garantire la proprietà e la gestione pubblica delle risorse primarie, a partire dall’acqua, e perseguire la riacquisizione della gestione pubblica diretta dei servizi che sono stati privatizzati o esternalizzati, come la gestione dei rifiuti, il trasporto locale e i servizi sociali, attraverso il nuovo modello di gestione pubblica “partecipata”.
Sviluppare la dimensione pubblica dello spazio urbano: servizi, spazi sociali, di relazione. Liberare le piazze da usi impropri e dall’esclusivo utilizzo commerciale, per riscoprirle invece come luoghi di incontro e centralità urbane.
Restituire il centro storico alla cittadinanza, favorendo il mantenimento e il ritorno della residenza stabile e delle attività artigianali e commerciali di vicinato, sottraendolo all’attuale feroce sfruttamento turistico.
Recuperare i tanti contenitori dismessi o in dismissione (caserme, tribunale, scuola dei carabinieri, ex industrie ecc.) da destinare prioritariamente a fini di utilità collettiva.
Favorire l'artigianato, il commercio diffuso, la filiera corta, un modello radicalmente opposto all’alienazione e al parossismo consumistico dei grandi centri commerciali.
Ricercare la sostenibilità ambientale nei cicli di vita della città, sostenendo e favorendo anche con sgravi fiscali il risparmio energetico, l'uso di fonti rinnovabili, a partire dai pannelli solari, e la bioedilizia.
Il Comune dovrebbe lanciare un piano di interventi edilizi a “consumo zero di territorio”, con recupero dell'esistente e ristrutturazioni finalizzate al risparmio energetico: i protocolli attuati in Alto Adige e in vari paesi europei consentono risparmi ingenti di combustibili fossili, fino al 70% per ogni abitazione. Le amministrazioni pubbliche dovrebbero dare il buon esempio, a cominciare dal proprio patrimonio edilizio: uffici, scuole, biblioteche e così via.
Garantire la proprietà e la gestione pubblica delle risorse primarie, a partire dall’acqua, e perseguire la riacquisizione della gestione pubblica diretta dei servizi che sono stati privatizzati o esternalizzati, come la gestione dei rifiuti, il trasporto locale e i servizi sociali, attraverso il nuovo modello di gestione pubblica “partecipata”.
Sviluppare la dimensione pubblica dello spazio urbano: servizi, spazi sociali, di relazione. Liberare le piazze da usi impropri e dall’esclusivo utilizzo commerciale, per riscoprirle invece come luoghi di incontro e centralità urbane.
Restituire il centro storico alla cittadinanza, favorendo il mantenimento e il ritorno della residenza stabile e delle attività artigianali e commerciali di vicinato, sottraendolo all’attuale feroce sfruttamento turistico.
Recuperare i tanti contenitori dismessi o in dismissione (caserme, tribunale, scuola dei carabinieri, ex industrie ecc.) da destinare prioritariamente a fini di utilità collettiva.
Favorire l'artigianato, il commercio diffuso, la filiera corta, un modello radicalmente opposto all’alienazione e al parossismo consumistico dei grandi centri commerciali.
Ricercare la sostenibilità ambientale nei cicli di vita della città, sostenendo e favorendo anche con sgravi fiscali il risparmio energetico, l'uso di fonti rinnovabili, a partire dai pannelli solari, e la bioedilizia.
Il Comune dovrebbe lanciare un piano di interventi edilizi a “consumo zero di territorio”, con recupero dell'esistente e ristrutturazioni finalizzate al risparmio energetico: i protocolli attuati in Alto Adige e in vari paesi europei consentono risparmi ingenti di combustibili fossili, fino al 70% per ogni abitazione. Le amministrazioni pubbliche dovrebbero dare il buon esempio, a cominciare dal proprio patrimonio edilizio: uffici, scuole, biblioteche e così via.



















