“Non trasparente e antidemocratico” – Stop TTIP #3

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Scopriamo attraverso la pubblicazione del saggio di John Hilary il lavorio segreto che chi governa l’Europa (e gli Stati Uniti) sta compiendo per la deregolamentazione di commercio e investimenti a vantaggio dei profitti delle grandi imprese transnazionali e a svantaggio della democrazia e dei nostri diritti, a partire da quelli occupazionali e ambientali, della sicurezza del cibo senza tralasciare la privatizzazione di sanità e istruzione.

Buona lettura e buona diffusione


IL PARTENARIATO TRANSATLANTICO PER IL COMMERCIO E GLI INVESTIMENTI: UNA CARTA PER LA DEREGOLAMENTAZIONE, UN ATTACCO AI POSTI DI LAVORO, LA FINE DELLA DEMOCRAZIA

di John Hilary*

Tutti gli articoliIntroduzione | Che cosa è il TTIP | Non trasparente e antidemocratico | La minaccia ai posti di lavoro | La deregolamentazione della sicurezza alimentare | La deregolamentazione ambientale | L’attacco ai servizi pubblici | La sfera privata a rischioUna crescente resistenza


Non trasparente e antidemocratico

In una conferenza per le relazioni con il pubblico tenutasi nel settembre 2013, la Commissione europea ha asserito che il TTIP non costituisce una minaccia per le normative sulla salute, la sicurezza, l’ambiente o le garanzie finanziarie, in quanto “i negoziati saranno trasparenti”. (8) In realtànulla potrebbe essere più lontano dalla verità. In una lettera alla controparte americana di appena due mesi prima, il negoziatore capo dell’UE Ignacio Garcia Bercero ha confermato che la Commissione europea bloccherà l’accesso pubblico a tutta la documentazione riguardante i negoziati o lo sviluppo del TTIP, e che gli stessi documenti rimarranno chiusi al pubblico per un periodo fino a 30 anni. (9) Il Commissario agli scambi Karel De Gucht ha riferito al Parlamento europeo che la Commissione tratterà il TTIP con lo stesso grado di riservatezza degli accordi commerciali precedenti, e ha lanciato un appello ai deputati del Parlamento europeo affinché sostengano la “riservatezza” delle trattative. (10)

Mentre i negoziati TTIP sono interamente avvolti nel segreto, la Commissione europea tiene sotto severo controllo i documenti più significativi, e cioè le richieste di deregolamentazione avanzate dai negoziatori statunitensi ai Paesi europei. Secondo i protocolli della Commissione, verrà negato l’accesso a tali documenti anche a funzionari governativi degli Stati membri dell’UE, fatta eccezione per la consultazione in apposite sale di lettura dalle quali non possono essere rimossi o copiati. Ancora più critico è il fatto che ai deputati degli Stati membri dell’UE non verrà concesso il permesso di visionare le richieste presentate dagli USA ai loro stessi Paesi, malgrado l’impatto che potrebbero avere sulle vite degli elettori. Con una mossa che ricorda lo spionaggio ai tempi della guerra fredda la Commissione europea ha provveduto persino ad etichettare documenti ufficiali del TTIP con contrassegni segreti, in modo da poter risalire, in caso di informazioni trapelate, al punto d’origine della fuga. (11)

A riprova di quanto sia restrittivo il modo di gestire l’accesso alle informazioni, la Commissione europea ha riunito nel novembre 2013 i rappresentanti degli Stati membri dell’UE con lo scopo di impartire istruzioni sul controllo e la coordinazione di tutte le comunicazioni future sul TTIP. Un documento interno della Commissione europea, preparato appositamente per l’incontro (in seguito trapelato e pubblicato dalla rivista danese Notat), richiamava gli Stati membri a collaborare e, al contempo, a contrastare il timore sempre più diffuso tra l’opinione pubblica, che il TTIP “possa indebolire la regolamentazione e gli attuali standard di protezione in settori come la salute, la sicurezza e l’ambiente”. La Commissione europea ha inoltre lasciato intendere che si potrebbe far passare il lancio del suo account Twitter dedicato alle trattative TTIP per un segnale di trasparenza, a dispetto della sua chiara – e sin dall’inizio coerente – funzione di canale di propaganda per il team UE impegnato nei negoziati. (12)

Allo stesso modo negli Stati Uniti sarà negata ai membri del Congresso la visione delle richieste presentate dai Paesi dell’Unione europea ai loro Stati. Bozze di posizioni negoziali, tuttavia, verranno rese note a consulenti del governo americano, i quali a loro volta saranno liberi di comunicarle alle società partner europee. Una crescente presa di coscienza tra l’opinione pubblica statunitense della minaccia costituita dal TTIP per i propri mezzi di sussistenza, ha fatto aumentare il timore che il Congresso possa costituire un serio ostacolo per i negoziati – in particolare con riferimento all’intenzione dichiarata dall’UE di eliminare i fondi Buy America, ben visti dalla popolazione e impiegati per sostenere il mercato del lavoro locale e l’economia in molti Stati della federazione americana (vedi sotto). Nel tentativo di contrastare questa minaccia il vice primo ministro britannico Nick Clegg è stato inviato negli Stati Uniti nel settembre 2013 con un libretto preparato per l’occasione e concepito per convincere ciascuno dei 50 Stati americani dei potenziali introiti che si potrebbero realizzare con il TTIP. (13)

Mentre le trattative vengono condotte con la massima riservatezza, il TTIP mira ad imporre il proprio concetto di “trasparenza” che consentirà alle imprese transnazionali di opporsi in futuro al varo di norme che possano limitare i propri profitti. Il governo americano ha rivolto un appello pubblico affinché venga riconosciuto alle imprese un ruolo di maggiore importanza nella definizione di standard normativi validi da una parte e dall’altra dell’Atlantico, e la Commissione europea ha risposto proponendo l’istituzione di un Regulatory Cooperation Council (Consiglio di cooperazione normativa) che sorveglierebbe l’attuazione degli impegni di deregolamentazione già esistenti. Ma non solo: essa conferirebbe alle compagnie anche il potere, una volta concluse le trattative TTIP, di individuare ulteriori regolamentazioni da abolire; di ricevere notifica tempestiva su qualsiasi nuova proposta di regolamentazione e quindi di eliminare restrizioni indesiderate sulle attività aziendali prima ancora che vengano introdotte. (14) Il nuovo potere attribuito alle compagnie di controllare gli standard normativi ha fatto un passo in avanti nel novembre 2013, allorquando i negoziatori dell’Unione europea e degli Stati Uniti si sono accordati sull’istituzione del Regulatory Cooperation Council come parte del trattato. (15)


Note
8. “Transatlantic Trade and Investment Partnership: The Regulatory Part”, Bruxelles: Commissione europea, settembre 2013.
9. “Arrangements on TTIP negotiating documents”, lettera di Ignacio Garcia Bercero, Capo negoziatore UE per il TTIP a L. Daniel Mullaney, Capo negoziatore per TTIP; Bruxelles: Commissione europea, 5 luglio 2013.
10. Trascrizione del dibattito su “EU trade and investment agreement negotiations with the US” tenutosi presso il Parlamento europeo a Strasburgo, 22 maggio 2013.
11. Staffan Dahllöf, “Elected politicians excluded from EU-US negotiations”, Notat, 19 dicembre 2013.
12. “Communicating on TTIP – Areas for cooperation between the Commission services and Member States”, Bruxelles: Commissione europea, 7 novembre 2013; il dominio Twitter per il team negoziale UE è @EU_TTIP_team.
13. “TTIP and the Fifty States: Jobs and Growth from Coast to Coast, Washington DC: Atlantic Council”, Bertelsmann Foundation and British Embassy in Washington, settembre 2013.
14. “The United States, the European Union, and the Transatlantic Trade and Investment Partnership”, discorso del rappresentante US al commercio Michael Froman al German Marshall Fund, Bruxelles, 30 settembre 2013; “Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) – Solving the Regulatory Puzzle”, discorso del Commissario UE al commercio Karel De Gucht all’Aspen Institute, Praga, 10 ottobre
2013.
15. “US, EU Agree in Principle to Seek Long-Term Regulatory Mechanism”, Inside US Trade, 22 novembre 2013.

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