Una crescente resistenza – Stop TTIP #10

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Scopriamo attraverso la pubblicazione del saggio di John Hilary il lavorio segreto che chi governa l’Europa (e gli Stati Uniti) sta compiendo per la deregolamentazione di commercio e investimenti a vantaggio dei profitti delle grandi imprese transnazionali e a svantaggio della democrazia e dei nostri diritti, a partire da quelli occupazionali e ambientali, della sicurezza del cibo senza tralasciare la privatizzazione di sanità e istruzione. ULTIMA PUNTATA

Buona lettura e buona diffusione


IL PARTENARIATO TRANSATLANTICO PER IL COMMERCIO E GLI INVESTIMENTI: UNA CARTA PER LA DEREGOLAMENTAZIONE, UN ATTACCO AI POSTI DI LAVORO, LA FINE DELLA DEMOCRAZIA

di John Hilary*

Tutti gli articoliIntroduzione | Che cosa è il TTIP | Non trasparente e antidemocratico | La minaccia ai posti di lavoro | La deregolamentazione della sicurezza alimentare | La deregolamentazione ambientale | L’attacco ai servizi pubblici | La sfera privata a rischioUna crescente resistenza


Una crescente resistenza

Da entrambi i lati dell’Atlantico si registra un crescente movimento d’opposizione al TTIP poiché la gente sta prendendo coscienza della minaccia che i negoziati costituiscono per molti aspetti della propria vita. Gli attivisti di campagne per la salute pubblica, l’ambiente e la giustizia sociale stanno unendo le forze con i sindacati e i gruppi di consumatori, sia europei che americani, per contrastare il programma di deregolamentazione del TTIP. I parlamentari di tutt’Europa hanno dato voce alle loro preoccupazioni per la minaccia rappresentata dal TTIP: in un acceso dibattito nel gennaio 2014, i senatori di tutti i partiti politici hanno attaccato il governo francese per il sostegno accordato al trattato, mentre i parlamentari dell’intero spettro politico hanno presentato mozioni di critica contro il TTIP in Germania, nel Regno Unito e in Olanda. (69) In una serie di lettere che riflettono il crescente malcontento verso la politica di scambi intrapresa dagli Stati Uniti, 178 membri del Congresso – detentori del potere definitivo di approvare o porre il veto sul TTIP – han no comunicato al Presidente Obama che respingono ogni possibilità di accordargli l’autorità “prioritaria” di negoziare accordi commerciali futuri per conto loro. (70)

Altri paesi ad economia di mercato in tutto il mondo nutrono preoccupazioni per l’impatto potenziale del TTIP sugli interessi nazionali. La spinta ad approfondire le relazioni UE-US attraverso il TTIP è considerata da molti come un tentativo di emarginare i mercati emergenti come la Cina, il Brasile e l’India, che attualmente stanno sfidando l’egemonia delle tradizionali potenze capitalistiche. La Commissione europea ha dichiarato che il TTIP definirà non solo gli standard regolamentari per l’UE e gli USA, ma creerà anche le basi normative per esigere che altri partner commerciali adottino gli stessi standard, se non vogliono trovarsi emarginati dall’economia globale. (71) Allo stesso tempo, un abbassamento delle barriere tariffarie e non tariffarie tra l’EU e gli USA porterà probabilmente a un dislocamento del commercio e ridurrà le esportazioni delle economie emergenti e a basso reddito. (72)

In definitiva, il TTIP è un accordo concepito per portare benefici alle so
cietà transnazionali della Comunità europea e degli Stati Uniti attraverso il tentativo di ampliare le vie d’accesso ai mercati e di programmare l’eliminazione di norme che limitano la realizzazione di profitti. Le osservazioni di alcuni commentatori, secondo le quali l’accordo potrebbe essere trasformato in una forza positiva, capace di elevare gli standard da una parte e dall’altra dell’Atlantico, dimostrano di non essere in grado di capirne l’essenza: ossia la sua origine, il suo contenuto e gli obiettivi di deregolamentazione. Per questa ragione l’appello della società civile, quale reazione ai negoziati, è di bloccare il TTIP sostituendolo con un mandato commerciale alternativo che ponga i cittadini e il pianeta in primo piano rispetto al profitto aziendale. 73 Tutte le forze progressiste d’Europa, degli Stati Uniti d’America e di qualsiasi altra parte sono chiamate ad unirsi a questo appello.


69. “French senators strongly attack EU-US trade deal”, EurActiv, 13 gennaio 2014; “Oppositionsfraktionen fordern verschiedene Änderungen für TTIP-Verhandlungen”, Bundestag tedesco, 14 giugno 2013; “Transatlantic Trade and Investment Partnership”, Early Day Motion 793, Camera dei Comuni sessione 2013-14, Regno Unito; “Motion of Bram Van Ojik on the inclusion of ISDS in the EU-US trade agreement”, presentata il 28 novembre 2013 e successivamente approvata dalla Seconda Camera del Parlamento olandese.

70. “Camp-Baucus Bill Would Revive Controversial 2002 Fast Track Mechanism”, Washington DC: Public Citizen, gennaio 2014

71. “The Transatlantic Trade and Investment Partnership: Global Impacts”, discorso del Commissiario al commercio UE Karel De Gucht allo Institute for International and European Affairs, Dublino, 19 aprile 2013.

72. “The Transatlantic Trade and Investment Partnership: A New Engine for Global Development?”, Washington DC: Sandler Trade LLC, giugno 2013; “Potential Effects of the Proposed Transatlantic Trade and Investment Partnership on Selected Developing Countries”, Brighton: CARIS, settembre 2013.

73. Per maggiori dettagli sull’alternativa positiva al TTIP e altri simili trattati vedi l’Alternative Trade Mandate “Trade: Time for a New Vision” (novembre 2013) in alternativetrademandate.org

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