Studentati a Firenze: il divario inarrestabile tra pubblico e privato

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Il proliferare a Firenze di nuovi studentati privati esclusivi aumenta il divario nel godimento del diritto allo studio. I posti letto in tali strutture superano di gran lunga quelli nelle residenze universitarie pubbliche, che invece stentano a moltiplicarsi.

In questi giorni è stata annunciata l’inaugurazione di due strutture private, mentre una è in itinere. Totale: 880 nuovi posti letto, circa. Che sommati a quelli delle residenze private costruite negli ultimi otto anni a Firenze, fanno approssimativamente 4.200 letti per studenti con alta capacità di spesa. La cifra è ragguardevole, a maggior ragione se rapportata ai circa 1.800 posti letto pubblici (la loro gestione tuttavia è sempre più affidata ad operatori privati) che lasciano senza alloggio circa duemila studenti “idonei ma non beneficiari”.

E l’offerta degli studentati pubblici – o fatti passare per “pubblici” – in progetto, ancora non convince.

Dal 2018, quando il sindaco Nardella esultava all’apertura del primo Student Hotel, il parco dei “finti studentati” – ma anche alberghi sotto mentite spoglie (cfr. Agostini Conti 2023) – rivolti a studenti facoltosi e perlopiù stranieri è decuplicato grazie alla propensione del governo cittadino verso lo student housing privato, tramite deregolamentazione urbanistica, facilitazioni procedurali e di natura fiscale.

Lo student housing è un asset class vivace a livello globale. Grazie ai finanziamenti del PNNR che stanzia 20.000 euro (pubblici) per ogni nuovo posto letto, e grazie anche alla natura ibrida degli studentati (che possono fare attività di albergo sul 49% della superficie, e sul 100% nei mesi estivi), il settore immobiliare della residenzialità studentesca si rivela essere un campo assai attrattivo nell’Italia malata di rigenerazione urbana. Ma al tempo stesso si rivela strumento di espulsione degli studenti “normali”, dei fuori sede o dei meritevoli che avrebbero diritto a un posto nelle case dello studente. Gli stessi che si trovano costretti a rinunciare agli studi per via del caro affitti, o ad accrescere il flusso di iscrizioni agli atenei telematici, evitando così i trasferimenti fuori casa e le spese di alloggio nella sede universitaria prescelta.

Nei quartieri centrali – lo si nota frequentandoli –, gli studenti USA prendono gradualmente il posto di quelli italiani. È il frutto di politiche urbane di lunga data: dal trasferimento delle facoltà verso Novoli e la Piana, al tardivo e poco efficace controllo del proliferare dei b&b (che hanno scalzato i fuori sede), fino al capitolo attuale di attrazione degli studentati privati esclusivi che si aggiungono agli altri ghetti per ricchi stranieri le cui traiettorie non si incrociano con la socialità locale.

Studentati in città: uno sguardo d’insieme

In settimana, è annunciata l’apertura di “Camplus Firenze Pietrapiana”: uno studentato privato da circa 200 posti letto, insediato nelle ex poste di Michelucci. L’edificio è affidato in concessione da Europa Gestioni Immobiliari (gruppo Poste Italiane) a Camplus, società bolognese afferente alla “Conferenza collegi universitari di merito”. In principio, quindi, c’è di peggio in città. Tuttavia, Camplus Pietrapiana resta una struttura privata che offre anche stanze sul libero mercato che, come è noto, a Firenze raggiunge cifre da record a metro quadro.

A breve, inoltre, è prevista anche l’apertura dello studentato privato da 200 camere, in via de’ Panciatichi, a due passi dalla stazione ferroviaria di Firenze Rifredi. Gestito da Aparto (gruppo Hines), lo studentato da 6.050 mq sorge in luogo dell’ex Agenzia delle entrate, demolita. L’edificio è di proprietà del gruppo fiorentino AD guidato dal geometra Andrea Duranti, che ha approfittato dalla svendita Invest in Florence, acquisendo vari immobili in offerta: nuove strutture immobiliari firmate AD sono sorte su alcune aree della città in trasformazione, alcune al centro di annose vertenze (cinema Eolo, area Poggetto, ex Gover, Nuovo conventino, palazzo Pauer ecc.).

Un terzo studentato privato aprirà nell’ex struttura ospedaliera di Monna Tessa, in zona Careggi: la ristrutturazione farà spazio a 480 posti letto offerti a condizioni agevolate, grazie ai fondi Pnrr. Una metà sarà a tariffa calmierata del 30% per venti anni sulla base di criteri MUR, mentre la restante metà dei letti sarà oggetto di convenzionamento tariffario al 15% per dodici anni, per poi tornare sul libero mercato. L’agevolazione tuttavia non entusiasma, poiché è «calmierata rispetto a canoni che vengono stabiliti in base al prezzo di mercato, anziché sul prezzo reale che le famiglie possono sostenere», afferma Massimo Torelli di Salviamo Firenze x viverci ai microfoni di Controradio, «ma non è normale, hanno fatto passare per normale spendere quelle cifre» in una città dove l’81% del reddito «se lo mangia il canone di affitto» (“Il Tirreno”, 21 gennaio 2026).

Ex Telecom di via Masaccio

L’ex immobile ospedaliero è stato ceduto per circa 10 milioni di euro a un fondo attivo nello student housing: iGeneration di Investire Sgr il cui investitore principale è Cassa Depositi e Prestiti, mentre è partecipato da Fondazione CR Firenze, Università di Firenze e Azienda ospedaliero-universitaria Careggi. Benché venga descritta come “pubblica” dalla narrazione dominante, la struttura è l’esempio di quindici anni di gestione fallimentare del patrimonio demaniale: un edificio adatto ad ospitare funzioni pubbliche, di cui è sentito ampiamente il bisogno, è venduto a una società di gestione del risparmio, partecipata da CDP la quale, da società per azioni, ha vestito la giubba di operatore privato. Mentre il pubblico (Università e azienda ospedaliera) si riduce a partecipare in qualità di membro minoritario di una cordata di speculatori finanziari.

Il progetto di un’altra struttura privata, la ex Telecom di via Masaccio, è stato preannunciato a mezzo stampa, mentre l’iter del piano attuativo è in corso. Vi sarebbe previsto anche l’insediamento di uno studentato privato. La destinazione, del resto, è in linea con le attività della nuova proprietà, il general contractor Techbau Spa (posseduta al 50% dal colosso USA Bentall Green Oak) che ha fatto degli studentati un ramo specifico della propria attività: sua è la realizzazione di Campus San Pietro a Roma e le due strutture Campus X a Bologna Navile e a Novate (Milano) per più di 2.000 posti letto.

Con Pietrapiana e Panciatichi, in otto anni, a Firenze hanno aperto i battenti (o stanno per farlo) dieci residenze studentesche private (e zero pubbliche):

TSH Lavagnini e TSH Belfiore gestiti da The Social Hub per un totale di più di mille posti letto; CX Student Palace, in viale Morgagni (Campus X), una torre di nuova costruzione da 200 camere, la cui sagoma si staglia nel panorama fiorentino; Camplus Fortezza in via del Romito, nell’ex Ferrotel, da 210 posti letto; 4Stay e Il Santo Stays, in piazza Indipendenza e via Salvagnoli, 350 camere ca. (convenzionate con la New York University) di proprietà della società cipriota Alumno, dietro alla quale si celavano gli oligarchi russi “re dell’acciaio” (337 posti letto); Florentia Living Stays – a Novoli –, proprietà Ardian-Rockfield, ca. 400 posti in gestione a Beyoo; Aparto Florence, studentato del gigante statunitense Hines, alla Manifattura tabacchi, per più di 500 posti letto. Un notevole schieramento di forze economiche e finanziarie.

Timidi, sull’altro versante, i tentativi di impiantare nuovi studentati pubblici. Nell’ex caserma dei Lupi di Toscana, a ridosso del confine comunale con Scandicci e distante dunque dai poli universitari, si insedierà una struttura pubblica da 114 posti, mentre a San Salvi, nell’ex ospedale psichiatrico, è prevista l’installazione di 36 posti letto.

Per manifestare il dissenso di fronte a questa situazione di dissipazione delle risorse pubbliche e di iniquità dal punto di vista dell’universale diritto allo studio, giovedì 29 gennaio, dalle ore 18, ai piedi del Camplus di via Pietrapiana, si terrà un presidio organizzato da Salviamo Firenze x Viverci (cfr. locandina qui a fianco).

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Ilaria Agostini

Ilaria Agostini, urbanista, insegna all'Università di Bologna. Fa parte del Gruppo urbanistica perUnaltracittà. Ha curato i libri collettivi Urbanistica resistente nella Firenze neoliberista: perUnaltracittà 2004-2014, Firenze fabbrica del turismo e Turismo di classe: studentati di lusso e selezione sociale a Firenze

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