Super vincoli paesaggistici su ex teatro Comunale, San Gallo e OGR. Eppure, lo scempio si può fare

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Tre delle maggiori “rigenerazioni” in città, ex teatro Comunale, San Gallo e OGR, ricadono in aree super vincolate. Eppure, gli operatori edilizi si muovono in grande libertà. Con il beneplacito di Comune e Soprintendenza.

Tutte e tre le “Aree di trasformazione” – ex Comunale (completata e oggetto di attenzioni presso la Procura), ex ospedale militare di San Gallo (in cantiere, oggi sbloccato dopo venti giorni di stop parziale) e le OGR (in fase di progettazione) – ricadono in zone sulle quali si sovrappongono più vincoli paesaggistici, di varia natura.

Sull’ex teatro Comunale gravano sia il vincolo ministeriale DM 218/1953, Sponde nord e sud dell’Arno nell’ambito del Comune di Firenze; sia il vincolo ex art. 143 del Codice dei Beni culturali e del paesaggio (CBCP) individuato dal Piano paesaggistico toscano quale “ulteriore contesto” e coincidente con l’intera area Unesco.

Sulle OGR vige il citato vincolo ministeriale del 1953 e quello della Zona dei viali di circonvallazione della città di Firenze (DM 132/1955). Quest’ultimo decreto coinvolge la parte nord dell’isolato di San Gallo, il quale ricade – stavolta per intero – nel vincolo paesaggistico corrispondente all’area Unesco.

Le Aree di trasformazione (AT) sono disciplinate da “schede norma” relative a ciascun intervento, e inserite nel Regolamento urbanistico (poi Piano operativo) comunale che attribuisce “normativa speciale”, caso per caso. Le schede norma delle AT appaiono assai manchevoli e lasche, dando il “massimo di flessibilità” agli operatori. Un regime di eccezione, lo abbiamo denunciato più volte.

Sull’altro versante, la Soprintendenza – che sull’iter concessorio ha l’ultima parola (art. 145, CBCP) – appare fin troppo permissiva nel produrre autorizzazioni che ingenerano mutazioni incongrue nel paesaggio urbano.

Nella procedura che conduce alla concessione edilizia, tra gli uffici tecnici del Comune e la Soprintendenza si interpone un altro organo: la Commissione per il paesaggio (CBCP, art. 148; LRT 65/2014, art. 153) composta da esperti nominati dal Comune, che esprime parere obbligatorio – ma non vincolante – sui progetti in fase autorizzativa. Si tratta di una commissione che lavora all’ombra della Torre d’Arnolfo e sul cui operato (cioè sui verbali delle sedute) è necessario che venga finalmente data trasparenza, come da tempo richiediamo.

Nella Disciplina del Piano paesaggistico e nelle schede dei vincoli ministeriali – redatte in collaborazione tra Regione Toscana e Ministero dei Beni culturali – si trovano prescrizioni volte ad impedire costruzioni ex novo in dissonanza con il contesto, sia per materiali, disegno di facciata, tipi edilizi, coperture e impianti tecnici (sempre da occultare), sia a livello di relazioni tra edifici e tra questi e lo spazio pubblico, sia di percezione visiva dai punti panoramici e dai percorsi di valore paesaggistico (ad esempio, i Lungarni).

Poiché la disciplina paesaggistica è immediatamente prevalente su quella urbanistica, i Piani strutturali comunali recepiscono tali prescrizioni e le rendono efficaci.

Alla luce di tutto ciò, come è stato possibile giungere ad autorizzare i volumi emergenti dallo skyline, le facciate brunite, i vetri a specchio del Cubo nero, evidentemente non integrati nel paesaggio fiorentino? O gli edifici in costruzione a San Gallo che, con piscina sul tetto, stanno saturando le corti medievali?

Quanto al futuro piano attuativo per le OGR – che pure non promette niente di buono con la strada Peretola-Porta al Prato e i 42.000 mq previsti – auspichiamo che il Comune disponga una normativa in sintonia con le prescrizioni paesaggistiche. E che la Soprintendenza, nello spirito di una effettiva tutela dei luoghi, autorizzi un progetto che non interferisca negativamente con le visuali e lo skyline cittadino.

E l’unico progetto che non interferisce con l’assetto dei luoghi, tanto rilevanti ambientalmente e culturalmente, è – come sottolineano le realtà di movimento a Firenze – il recupero a verde pubblico dell’intera area con il restauro della storica Officina riparazione carrelli e l’accantonamento della devastante opera infrastrutturale sul fosso Macinante.

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Ilaria Agostini

Ilaria Agostini, urbanista, insegna all'Università di Bologna. Fa parte del Gruppo urbanistica perUnaltracittà. Ha curato i libri collettivi Urbanistica resistente nella Firenze neoliberista: perUnaltracittà 2004-2014, Firenze fabbrica del turismo e Turismo di classe: studentati di lusso e selezione sociale a Firenze

6 commenti su “Super vincoli paesaggistici su ex teatro Comunale, San Gallo e OGR. Eppure, lo scempio si può fare”

  1. Maria Grazia Rosa Campari

    Un quesito da vecchia avvocata. Vorrei sapere quali e quante cause avete intentato contro i numerosi scempi che devastano la bellezza antica di Firenze e con quali esiti.
    Denunce e manifestazioni sono una gran bella cosa. Ancor meglio, secondo me, una serie di cause contro i responsabili delle opere indegne.
    I cittadini non mancano e i denari si possono trovare con un finanziamento diffuso.
    Sento anche fortemente la mancanza di voce delle organizzazioni sindacali, dando per persi i partiti politici nel loro insieme.
    Maria Grazia Campari

  2. Angelo M. Cirasino

    Confesso la mia ignoranza, non conosco i progetti che insistono sull’area OGR e – benché fiorentino da 44 anni – ho durato fatica persino a individuarla con precisione: forse, cara Ilaria, sciogliere l’acronimo e mostrare una mappa favorirebbe la comprensione del lettore inesperto (il quale, nel mio caso, trova piuttosto fastidioso che le informazioni più precise sull’area si debbano desumere proprio da chi propone il progetto, https://www.abdr.it/progetti/ex-officine-grandi-riparazioni).
    Con un caro saluto.

  3. Paolo Degli Antoni

    Corriere fiorentino 28/11/25 La risposta a distanza dell’assessora all’Urbanistica, Caterina Biti, è netta: «Non esiste ancora un progetto definito per l’area delle ex Ogr. Quello che però è sicuro è che sarà un intervento a saldo zero che andrà ad interessare l’area già edificata. Non si tratterà solo di un importante progetto di recupero urbano, bensì della costruzione di una vera e propria parte di città, con verde pubblico e spazi aperti. Questa sfida è ben presente a tutti i soggetti coinvolti, Comune e Soprintendenza». Biti assicura: «Siamo perfettamente coscienti delle responsabilità che abbiamo verso Firenze». E aggiunge una novità rispetto alle grandi trasformazioni fiorentine degli ultimi anni: «L’operatore privato, in quest’ottica, si è reso disponibile a promuovere percorsi di partecipazione con i cittadini finalizzati a cogliere al meglio le peculiarità e le esigenze di quella parte del quartiere». La scheda POC è questa https://webpo.comune.fi.it/docs/poc_firenze/documenti/AT08_01_ExOfficineGrandiRiparazioni_Approv.pdf ogni altra immagine che si trova in rete è illustrazione di fantasia esemplificativa. Il vero progetto si formerà a seguito del piano attuativo

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